Donne, ragazze, bambine in Tv: buone pratiche e criticità sui teleschermi italiani

L’89,5 % dei programmi RAI non presenta evidenti stereotipi legati al genere (65,9% dei casi) oppure ne presenta di lievi (23,6%). Solo in poco meno del 10% dei casi, dunque, l’impiego di stereotipi femminili nella rappresentazione necessita di una particolare attenzione perché significativo (9,6%) o grave (1%). È il quadro che emerge dal Monitoraggio sulla rappresentazione femminile nella programmazione Rai 2016, presentato il 25 settembre durante un’iniziativa organizzata dal Gruppo del Senato di Articolo 1 – Movimento democratico e progressista (qui http://www.rai.it/dl/docs/1492171115958Monitoraggio_figura_femminile_2016__Ministero_DEF_.pdf  il link al rapporto completo) ed effettuato da Isimm Ricerche e Università di Roma Tre.

I programmi più corretti sono i telegiornali (stereotipi assenti o lievi nel 97,7% dei casi), ’approfondimento informativo (97,4%), i programmi di cultura, scienza, ambiente (98,5%, con una percentuale di stereotipi lievi pari al 15,9%) le rubriche sportive (97,5%), i programmi di servizio (97,6%), l’attualità (87,9%). I programmi che in proporzione fanno un uso maggiore degli stereotipi di genere sono il cinema co-prodotto o distribuito da Rai/01 Distribution (uso grave o significativo degli stereotipi pari al 29,5%), la fiction (25,3%) e l’intrattenimento (15,5%).

“Il linguaggio che usiamo tende spesso a dare un’immagine stereotipata della donna, semplificando e a volte umiliando la sua figura – ha detto Maria Cecilia Guerra, presidente del gruppo Mdp – La riesplosione del tema delle violenze poi sembra un film già visto: sappiamo tutti che avvengono prevalentemente in famiglia, non da esterni. Invece oggi è utilizzato a scopi elettorali e per strumentalizzazioni politiche”.

Elisa Giomi, Professoressa di Sociologia della Comunicazione e Gender e Media, Università Roma Tre, tra i curatori del monitoraggio, ha rilevato come ancora oggi “la donna è presentata nella maggior parte dei casi per il suo ruolo familiare oppure come un soggetto aggressivo, seduttivo. Un corto circuito, una dicotomia che si crea fra due immagini contrapposte”.

All’iniziativa erano presenti anche il senatore Federico Fornaro, vicepresidente del gruppo di Articolo 1 e componente della Commissione di Vigilanza RAI, il Professor Enrico Menduni, Professore di Culture e Formati della Televisione e della Radio e Media digitali, Università Roma Tre, Lella Palladino della Cooperativa E.V.A. che gestisce dieci Centri Antiviolenza in Campania, Giovanni Scatassa, ViceDirettore Marketing della RAI, Stefano Gnasso, Marketing Strategico Mediaset, e Pina Debbi, vicedirettrice del Tg La7.

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